È noto che il Falerno sia stato uno dei vini più lodati ed apprezzati dell’antichità. Innumerevoli furono infatti i poeti della classicità romana che ne cantarono le lodi, tanto da attribuirgli origini leggendarie che risalgono direttamente alla figura di Bacco, dio dell’ebbrezza e del vino. Proprio Bacco, infatti, sotto mentite spoglie, apparve a Falerno, contadino di umili origini. Tale condizione non impedì al contadino di essere ospitale e mettere a disposizione dello sconosciuto viandante quel poco che aveva per ristorarlo. Il dio, commosso dalla frugale ospitalità di Falerno, decise di premiarlo trasformando le pendici del monte Massico in rigogliosi vigneti.

Con il declino dell’impero romano si perde anche la memoria di questo grande vino, che tanta parte ebbe nella genesi di opere letterarie che hanno attraversato indenni i secoli. Bisogna attendere le imponenti opere di bonifica che caratterizzarono l’avvento dei Borbone ed il conseguente tentativo di rilancio dell’agricoltura campana per assistere ad una seconda giovinezza del Falerno. Il territorio aveva conosciuto sicuramente tempi migliori all’epoca della classicità romana, tanto da far guadagnare alla regione tutta l’appellativo di Campania felix. Comunque solo in tempi molto recenti si è saputo sfruttare l’imponente retaggio che accompagna questo prezioso nettare.

Oggi il Falerno del Massico è uno dei vini più conosciuti ed apprezzati dell’enologia italiana. Il Rampaniuci preserva e valorizza la struttura dell’Aglianico di cui in massima parte si compone, mantenendone intatta l’eleganza e la riconoscibilità. Insieme al Piedirosso e al Primitivo, l’Aglianico radica il Rampaniuci al suo territorio di origine, l’ager falernus, un’area estremamente limitata che comprende solo cinque comuni tutti in provincia di Caserta: Mondragone, Sessa Aurunca, Cellole, Falciano del Massico e Carinola.

 
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